Il destino tra astrologia e astronomia
I Persiani di Eschilo viene assunto in questo simposio come soglia arcaica di pensiero attraverso cui interrogare il presente. La tragedia diventa lo spunto per riflettere su come le società contemporanee si rapportano al destino, al limite e ai segni del mondo, in un’epoca che ha separato drasticamente il sapere astronomico dalla dimensione simbolica dell’astrologia.
Nel mondo antico mediterraneo, il cielo non era uno spazio neutro, le stelle orientavano la navigazione, i calendari, i riti, la memoria collettiva. Oggi l’astronomia ha conquistato una precisione inaudita, mentre l’astrologia sopravvive ai margini come linguaggio residuale, privato di legittimità conoscitiva. Eppure, mai come nel presente, il discorso pubblico è attraversato da un sentimento diffuso di destino.
Crisi climatiche, collassi geopolitici, accelerazioni tecnologiche e perdita di orientamento producono una percezione di necessità che sfugge al controllo razionale. A partire dalla caduta persiana narrata da Eschilo, il simposio propone una riflessione sul contemporaneo come tempo che ha smarrito la capacità di leggere i segni, pur continuando a subirne gli effetti.
L’interrogativo è su ciò che è andato perduto nel passaggio da un cosmo abitato simbolicamente a un universo misurabile ma muto.
Nel contesto del Moyseion di Matera, luogo di stratificazione e ascolto profondo, l’incontro si configura come spazio critico e immaginale, una discussione sul destino come relazione spezzata tra l’umano, il tempo e il cielo che ancora lo sovrasta.